|
continua dalla pagina precedente
La Valtiberina non vive di turismo e per questo è
un luogo adatto a viaggiatori dal palato fine e dall’occhio attento. Non
si trovano grandi insegne
che mettono in risalto un’attrazione o una struttura ricettiva. Non è
una “trappola per turisti d’allevamento”, ma un luogo autentico,
schietto, dove la storia e l’arte di pregevole livello si mescolano con
la tradizione e dove la natura, nei campi arborati circondati dai
boschi, manifesta l’orgoglio di una lotta non ancora persa. Caprioli e
cinghiali ostacolano il lavoro dell’uomo e il lupo si aggira per queste
montagne come quando, pochi decenni orsono, pullulavano di pecore e
capre. Una natura che poi si ritrova sulla tavola, dove la gente della
Valtiberina ha imparato a portare castagne, funghi, erbe selvatiche e,
soprattutto, tartufi. Ecco, forse la parola “tartufo” è quella che
unifica maggiormente l’immagine di questa gente e di questo territorio:
prezioso e nascosto allo stesso tempo. Ma se si va oltre il sostantivo
“tartufo” e si cerca di capire quali specie si trovano in Valtiberina,
allora si riscopre, ancora una volta, la mutevolezza di questa terra,
poiché in tutti e 7 i comuni c’è tartufo, ma le specie sono spesso
diverse, così come i periodi dell’anno in cui ognuna fruttifica. Ecco
quindi che si ritorna ad un turista con lo spirito del pioniere, che
sappia scoprire, come fosse un tartufaio esperto, le tracce leggere che
ha lasciato Michelangelo Buonarroti o quelle ben marcate di
Piero della
Francesca che qui è nato e ha lavorato durante il Rinascimento. Un
turista che sappia apprezzare il silenzio e l’austera spiritualità che
ancora pervade i piccoli monasteri lungo il percorso di San Francesco,
tra Assisi e il Santuario della Verna. Un turista che apprezzi il
contatto con la cultura locale e con persone spontanee, non contaminate
dall’efficienza cinica del turismo di massa, ma legate alla propria
terra e disposte a farla conoscere al viandante. Persone con le quali
vivere una giornata di pesca sul Tevere, con cui svegliarsi all’alba per
cercare tartufi o con cui inoltrarsi nella notte, in bosco, per
“chiamare” il lupo e sentirsi rispondere con un ululato così profondo
che potrebbe provenire dalla notte dei tempi. Vivere la Valtiberina
toscana significa anche percorrere i suoi sentieri e le sue mulattiere,
a piedi, a cavallo o in mountain bike, alla ricerca di una piccola
chiesa di campagna o di un paesaggio di quelli che si potevano vedere 50
o 60 anni fa in molte altre parti d’Italia, ma che oggi sono ormai
scomparsi.
Si può soggiornare in Valtiberina per più di una
settimana senza correre il rischio di annoiarsi, alternando attività
all’aria aperta a passeggiate nei borghi o a indimenticabili momenti di
relax in balia del silenzio, rotto soltanto dai rumori della natura. Un
altro modo per conoscerla a fondo è tornare in Valtiberina per più fine
settimana, per goderne la piacevole mutevolezza stagionale e gustarne la
gastronomia, ora legata alla castagna, ora al fungo, quasi sempre al
tartufo o alla cacciagione. Si può venire in questa area anche solo
perché è un’ottima base logistica per raggiungere Arezzo, Assisi,
Gubbio, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Perugia, Ravenna,
la rocca di San Leo o quella della Repubblica di San Marino, il
Santuario della Verna o il monastero di Camaldoli, che si trovano a meno
di un’ora di distanza dai suoi confini. Ma bisogna fare attenzione,
poiché si potrebbe rimanere intrappolati dal fascino di questa terra e
cambiare programma.
|