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Piero della Francesca

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Biografia

Piero della Francesca nacque da Benedetto de' Franceschi, commerciante di guado, e da Romana di Perino da Monterchi. La sua formazione avvenne nella bottega di Domenico Veneziano a Firenze e a contatto con il Beato Angelico, suo mediatore verso Masaccio e Brunelleschi. Insieme al primo dipinse gli affreschi, oggi perduti, per il coro della chiesa di Sant'Egidio a Firenze.

Nel 1442 ritornò a Borgo Sansepolcro dove, tre anni più tardi ricevette la commissione del polittico per l'altare della chiesa della Misericordia. A Ferrara nel 1449 lavorò nel Castello degli Este e nella chiesa di Sant'Andrea (affreschi perduti). Negli anni '40 del Quattrocento dipinse alcuni pannelli destinato al cosiddetto Polittico della Misericordia.

Nel 1451 fu a Rimini, chiamato da Sigismondo Pandolfo Malatesta a lavorare al Tempio Malatestiano dove lasciò l'affresco votivo raffigurante Sigismondo Pandolfo Malatesta in ginocchio davanti a san Sigismondo. Qui conobbe Leon Battista Alberti, e si spostò ancora ad Ancona, Pesaro e Bologna. L'anno successivo fu chiamato a sostituire Bicci di Lorenzo negli affreschi di San Francesco ad Arezzo.

Nel 1453 ritornò ancora a Borgo San Sepolcro, dove, nell'anno successivo stipulò il contratto per il polittico dell'altare maggiore della chiesa di Sant'Agostino. Poco dopo, chiamato da papa Niccolò V, si recò a Roma, dove eseguì affreschi per la basilica di Santa Maria Maggiore (dei dipinti restano solamente alcuni frammenti). In un secondo viaggio a Roma nel 1455 lavorò ad affreschi oggi perduti nei Palazzi Vaticani. A questo periodo si possono far risalire il Battesimo di Cristo, la Flagellazione, la Madonna del parto e la Resurrezione. Fu quindi a Urbino alla corte di Federico da Montefeltro dove entrò in contatto con Melozzo da Forlì e con Luca Pacioli. Dipinse il dittico con le immagini del duca e di sua moglie, la Sacra Conversazione, la Madonna di Senigallia e la Natività.

Documentato a Rimini nel 1482, fece testamento nel 1487 e morì a Sansepolcro il 12 ottobre 1492. Alla sua bottega studiarono fra gli altri Luca Signorelli e il Perugino. Negli ultimi anni scrisse il De Perspectiva Pingendi, il De quinque corporibus regularibus e un manuale di calcolo intitolato De Abaco.

   

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