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Il tartufo in Valtiberina

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La Valtiberina ha seguito con entusiasmo il crescere dell’interesse nei confronti di questo prodotto, al punto che si è verificata una progressiva attenzione da parte di nuovi e vecchi ristoranti che hanno compreso l’importanza di un volano come il tartufo e si sono impegnati a proporre, in maniera crescente, piatti realizzati con le varie specie di Tuber.

I ristoranti della zona sanno che Tuber albidum (marzuolo) necessita di una leggera scottatura per attenuarne il profumo aggressivo, che Tuber macrosporum (nero liscio) si presta benissimo a sostituire Tuber magnatum (bianco pregiato) e che Tuber uncinatum (scorzone d’autunno) può divenire eccezionale sia in seguito a semplici elaborazioni che proposto in piatti più stravaganti.

Tartufo bianco crudo sulle tagliatelle dunque, o sul carpaccio con scaglie di parmigiano, e tartufo nero, leggermente scottato, nelle minestre più svariate o nelle carni pregiate che in questa terra è ancora possibile trovare.

La cucina valtiberina al tartufo attira molti estimatori e, mentre una volta era quasi impossibile trovare un ristorante con questo tipo di piatto, oggi è difficile incontrare in questa terra un ristorante che non preveda qualche portata al tartufo.

Il concetto di selviturismo, a proposito di tartufi e di Valtiberina, va quindi inteso in due direzioni parallele ma divergenti: godersi le passeggiate con il cane e il tartufaio a cercare i preziosi corpi fruttiferi e ricaduta turistica dovuta al richiamo che provoca il tartufo.

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