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Sembrerà strano, ma la Valtiberina è proprio un
territorio che si presta particolarmente per il “selviturismo”, cioè un
nuovo modo di fare turismo nei boschi a cercare cose buone da mangiare
e, tra queste, i tanto celebrati tartufi. Questi sono il più nobile dei
prodotti del bosco ed è veramente entusiasmante ed affascinante andarli
a cercare, in compagnia di un cane e un tartufaio esperti, e
raccoglierli, in ginocchio, come in devota venerazione di fronte ad un
gioiello che per forma e colore assomiglia a una pepita.
L’uso del tartufo nella cucina si perde nella notte
dei tempi e quella della Valtiberina è stata da sempre una cucina
fortemente influenzata dal tartufo bianco (Tuber magnatum) perché lo si
può trovare, spesso abbondante, in tutto il territorio: da Sestino a
Badia Tedalda, da Sansepolcro a Monterchi, senza trascurare Pieve e
Caprese.
Qui ci si trova però in una terra ricca di tartufi
valorizzabili in cucina, quali Tuber aestivum, Tuber brumale, Tuber
macrosporum, Tuber mesentericum, Tuber albidum, insieme di specie che in
cucina permette di poter contare sul tartufo fresco durante tutto l’arco
dell’anno.
continua..
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