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I giganti

Girovagando per l’Alta Valtiberina, s’incontrano boschi fitti e ricchi di piccoli fusti, serrati l’uno accanto all’altro come un impenetrabile esercito lignificato. Nani, in confronto alle foreste primigenie, ricche di abete bianco, che secoli fa popolavano l’Alpe della Luna e che ormai non esistono più.

Nel composito mosaico delle risorse naturali di queste terre, il bosco ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nell’economia altocollinare e montana. Già nel Medioevo parte dei territori Valtiberini rientrava nella Massa Trabaria, antica provincia pontificia legata al rifornimento di travi per le

basiliche di Roma.

Oggi, se si escludono i castagneti da frutto e i grandi rimboschimenti artificiali di pino, gli altri boschi di latifoglie, in genere, sono giovani e di piccole dimensioni, utili a fornire legna da ardere o, come il castagneto, paleria. Qua e là, tuttavia, è possibile ancora trovare, scampati al taglio disperato dell’ultimo dopoguerra, alcune piante di grosse dimensioni, talvolta plurisecolari.

Si tratta di cerri, roverelle, faggi, castagni. Alcune di queste piante maestose si trovano in boschi e campi; altre vicine a certe chiesette, come il bel cerro della Madonna del Faggio o la pluricentenaria roverella presso la chiesa di Rofelle.

continua..
castagno secolare
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