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Dai Romani ad oggi in Valtiberina

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Per il periodo medioevale si hanno più tracce, almeno a partire dal 967, quando l’imperatore Ottone I donò alcune porzioni di territorio al suo feudatario Goffredo di Ildebrando.

Tra l’XI e il XIII secolo i centri della vallata si ampliarono e si sviluppò significativamente l’influenza dell’Ordine Camaldolese che ne avrebbe condizionato a lungo le vicende politiche. In questo contesto Sansepolcro e Anghiari godettero del notevole sviluppo delle libertà comunali, mentre Pieve Santo Stefano, sotto il controllo del vescovo di Arezzo dal 1264, fu contesa tra la stessa Arezzo, Sansepolcro e Perugia sino al XIV secolo.

Nella prima metà del ’300 la Valtiberina subì l’espansionismo dei Tarlati di Arezzo, che assoggettarono nel giro di pochi anni Sansepolcro (1318), Anghiari (1322), Caprese Michelangelo (1324) e Pieve Santo Stefano (1325). Ciò portò alla realizzazione di nuovi collegamenti extraurbani e, di conseguenza, a una migliore organizzazione del territorio.

Il dominio che esercitò Arezzo su questa vasta area della Valtiberina dette i suoi frutti anche sul piano artistico, come dimostra la presenza di una scuola pittorica, attiva tra Trecento e Quattrocento, soprattutto a Sansepolcro. In questo stesso periodo gli ordini religiosi, in particolare i Francescani e gli Agostiniani, poterono sostenere il peso economico di imprese decorative piuttosto rilevanti e, in tale contesto, Sansepolcro assunse un ruolo di primaria importanza per l’area, rafforzato a cominciare dal 1371 dal dominio dei Malatesta di Urbino, divenendo crocevia importante e luogo di scambio tra maestranze provenienti da diverse aree geografiche.

Verso la metà del ’400 si sviluppò l’interesse da parte del governo fiorentino, che portò poi, tra Anghiari e Sansepolcro, alla famosa Battaglia di Anghiari (1440), ricordata da Niccolò Machiavelli e raffigurata da Leonardo da Vinci in schizzi, disegni e nel perduto affresco di Palazzo Vecchio a Firenze.

Dal 1441 Sansepolcro è dominata da Firenze, che a partire dal 1385, dopo la sottomissione di Arezzo, pose sotto la propria giurisdizione Anghiari, Pieve Santo Stefano e Caprese Michelangelo, dove governò attraverso propri uomini di fiducia. In quegli anni la Valtiberina si sviluppò, sia dal punto di vista demografico che economico, e divenne una tappa obbligata per gli scambi commerciali; con importanti riflessi sul piano culturale e artistico. Solo Sestino, per la sua vicinanza geografica, rimase affiancato ai Malatesta fino alla metà del secolo, per poi entrare a far parte dei territori del ducato di Urbino.

Il principato mediceo attuò, mediante un abile disegno politico-militare, quel processo di unificazione della vallata già posto in essere sotto il dominio di Pier Saccone Tarlati. La costruzione ex novo delle fortificazioni è l’atto che meglio esemplifica la rinnovata struttura amministrativa inaugurata da Cosimo dei Medici, signore di Firenze. Fu in tale contesto che Sansepolcro venne cinta da nuove fortificazioni ad opera del Buontalenti, che completò lo schema parzialmente attuato dal Sangallo agli inizi del XVI secolo.

Ben presto, malgrado quest’efficiente organizzazione, la vallata attraversò un periodo di crisi demografica ed economica, che si aggravò ulteriormente nel corso del XVII secolo. Fu necessario attendere l’epoca del governo lorenese per un rinnovamento delle strutture economiche e sociali, direttamente connesse all’opera riformatrice di Leopoldo I. Nel XIX secolo, invece, alle tradizionali attività artigianali, come la lavorazione del legno e la produzione di armi, si affiancarono o si sostituirono quelle industriali, tra le quali ebbe singolare sviluppo e rilievo il pastificio Buitoni.

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